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Ciao Stefano, da dieci anni sei il mio angelo custode

23 ottobre 2010 – 23 ottobre 2020 Ciao Stefano, sei sempre con me.

Ciao Stefano, ciao Amico mio.

Sono passati 10 anni e tu sei e rimarrai la cosa più bella del 2010 ma anche il mio articolo più brutto e più doloroso da scrivere. 

L’articolo che uscì all’epoca, redatto da me.

Quando ti ho conosciuto…

Era giugno di quell’anno, festa del comune su..nella frazione in alto ( quella dove avevi scelto di comprare casa). Era una giornata piena di lavoro foto, interviste, nomi da segnare per bene…ma volevo parteciparvi anche da cittadina. Quindi scelsi si, di fare giornata lunga e rimanere là senza tornare a casa. Erano le 19 e c’era un attimo di calma quando tua mamma, con la quale avevo stretto amicizia, mi disse ma non esiste che non ti prendi un attimo per ricaricarti. Abito vicino al comune. Vieni, chiacchieriamo un pò, ti bevi un bicchiere d’acqua e ti rilassi. Insomma da buona donna sarda, vicino alle mie tradizioni d’origine meridionali, mi fece visitare casa e mi fece vedere da lontano casa tua…vi separava un giardino. Eri il loro unico figlio e avevi pensato al futuro, ad averli vicini.

Nel bel mezzo delle chiacchiere…taaac, spunti tu … appena uscito dalla doccia, avvolto solo da un asciugamano. Perché a me solo episodi imbarazzanti. Niente, se non rido divento rossa e in quel caso diventai …color peperone.

Stupisti tua mamma quella sera… basto uno sguardo. Ci seguisti alla festa del paese. Ricordo ancora il suo stupore e la mia gioia. Eri una luce in mezzo a queste risaie, dove mi io all’epoca abitavo da cinque anni ma, a parte lavorativamente parlando. Non mi hanno mai preso e forse non mi prenderanno mai. Sono fatta per le grandi città, per le città metropolitane. Te ne parlavo gia allora. 

La serata passò in fretta tornai a casa. meditai, scrissi la cronaca di quel giorno. Mandai il pezzo lo pubblicarono. Passarono i giorni (pochi) e ti cercai su Facebook… ti cheti l’amicizia, cominciammo a scriverci.. dopo poco…le solite… dichiarammo simpatia, cellulare, uscite. Tutto con carattere di amicizia apparente, perchè se lo sanno i nostri parenti chissà cosa si mettono in testa. E così continuammo con innocenti uscite consci di volere  qualcosa di più. Ricordo ancora che mi dicesti “Ma dobbiamo organizzare un weekend a casa mia. Ti voglio qui da me”. Non riuscimmo mai per mille impegni a farlo. Riuscivo ad aprirmi… ti raccontai che avevo avuto qualche sintomo strano negli anni precedenti …ma che era passato poi e tu mi dicesti: Non ti verrà più, ci sono io. Ci divertiremo. E passerà tutto”.

Chi diavolo me lo doveva dire che da lì ad ottobre…

Non mi mollavi un attimo ma sapevi farlo… con delicatezza. Senza essere pesante.

E così aperitivi, uscite, programmi lavorativi e non.

Quell’ottobre fu strano. Lo passai a scrivere pressoché di cronaca… perché sta statale che costeggia la mia frazione … quando si mette …diventa, purtroppo, un cimitero a cielo aperto. 

Dieci giorni prima di quel giorno bruttissimo. Era un lunedì o un martedì non ricordo con precisione… di prima mattina, un’infermiera dell’ospedale maggiore di Novara che, dalla provincia di Vercelli si stava spostando verso Novara per lavoro…aveva fretta era in ritardo e imprudentemente fece un sorpasso e si ritrovò un autoarticolato davanti. L’autoarticolato tentò di sterzare ma non riuscì ad evitare di prenderla in pieno. Un’altra vita spezzata sulla maledetta statale. Quella mattina  tu stavi andando a lavoro. Mi mandasti la notizia… sulla quale  già comunque stavo lavorando e le foto per agevolarmi il lavoro. Io stavo già andando, a piedi da casa mia, mi veniva più facile. Mi dicesti tra l’altro giornalista avvisami sull’ evolversi della vicenda…che così decido se fare il giro più lungo per tornare a casa. E così fu. Quella settimana era un casino per me e per te e ci spiaceva non riuscirci a vedere…e allora tu che ne sapevi una più del diavolo mi avevi detto “guarda io venerdì ho una cena con amici ma ci saranno anche i miei. Non voglio metterti in imbarazzo. Vedrò do liberarmi per tempo, e ci andiamo o a bere qualcosa. Tutto entro la mezzanotte e trenta o poco di più.

Avremmo dovuto far così se non fosse che quel venerdì per te fu stancante a lavoro. Non avresti voluto nemmeno andare a cena ma poi andasti perché era una mezza cosa tra parenti e circolo sardo se non ricordo male … mi scrivesti nel pomeriggio e ci eravamo detti ci saremmo visti nel weekend. Io al solito feci serata tranquilla. Cena, divano, gatti ( all’epoca ne avevo due) Quartogrado. Finito il programma mi  trascinai a letto. Guardai il cell… ho pensato sarà stata un a serata tranquilla. Spensi tutto e mi addormentai. profondamente. 

Mi svegliai il giorno dopo tardi. Accesi il cell ma non trovai messaggi. Pensai gli scrivo più tardi, chissà a che ora sarà tornato. Sarà stanco.

E come al solito …mail, Facebook ( quel profilo l’ho poi chiuso ), mi accertai di non avere cose da seguire quel weekend… e “cazzeggiavo” ( passatemi il termine ). In attesa di un tuo messaggio e di organizzare pomeriggio e serata. Erano le 10 e mezza. Mi arrivò una notifica di un messaggio da parte di un collega di un’altra testata. Lo aprì e tra stupore, incredulità rabbia per il modo in cui mi ha scritto venivo a conoscenza della notizia più terribile non solo da ricevere ma anche da trattare: “Ciao, il tuo amico Stefano è morto in un incidente stradale stanotte”. Gli risposi con un doloroso “No, che stai dicendo” poi aprì ansa, cominciò a squillarmi il cellulare ( ero il ponte di notizie non solo per la mia testata ma testimone dell’amicizia, della tua bellissima persona anche per le altre testate del luogo”. E nel mentre che mi mettevo a scrivere per il settimanale di cui ero corrispondente di zona, rispondere in qualità di amica, inviando un tuo ricordo tra un pianto e un moto di rabbia, ero anche attonita. I dettagli dell’incidente continuavano ad arrivarmi, pensavo al fatto che sarei potuta essere con te. Insomma non riuscivo a crederci. E qualcosa dentro di me inevitabilmente si spezzava per sempre…

E poi niente di lì a poco, per colmare la tua profonda assenza, per riuscire a tirarmi su… mi misi a cercare ex compagni. E poi ci uscì ma nulla non mi attraeva nessuno in particolare. E poi l’amico di un mio ex compagno, forse con i libri, timidamente mi fece credere ( o io mi illusi ) che poteva colmare qual vuoto e sulla tristezza e mi piegai a non restare sola e ad uscire dal guscio. Lo feci per salvarmi… ma tu sapevi che non mi stavo in realtà salvando. Ti sognai da lì a qualche tempo dopo e mi dicesti “No non è per te. E io ti chiedevo come poter lasciarlo. Tu mi dicesti che col tempo avrei capito. Ci misi ancora un anno per capirlo. Lunghissimo ma poi… forse anche ad un’inaspettata richiesta di amicizia ( che tutt’ora dura in qualche modo… Santo Uomo lui) forse mi stavano smuovendo la voglia di esser altro. Ma questa è un’altra storia…

Questo lungo scritto per non dimenticare la bella persona che eri e che sarai sempre per me. È stato bello conoscerti ed è stato un privilegio aver vissuto quel tempo intenso con te. Ecco potevi evitarmi lo scherzetto … nel mio percorso verso l’ordine dei pubblicisti … di scrivere di te…ma sono comunque stata onorata di averlo potuto fare io. 

Sono già passati 10 anni e non mi sembra ancora vero. La ferita fa male… fa male a me e non oso immaginare alla tua mamma. Non sono riuscita, dopo il funerale, mai a venirti a mettere un fiore. Mi fa troppo male vedere la tua foto lì, preferisco ricordarti per i bei momenti passati insieme. Per il sorriso che mettevi in ogni cosa ( in questo eravamo uguali uguali). Sarai sempre il mio angelo custode e oggi come allora ti dico “proteggici da lassù”.

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